Mele Gelato Cola: presidio Slow Food nella tua Babaco Box

Questa settimana nella #babacobox hai trovato la piccola mela Gelato Cola, presidio slow food dell’Etna.
Non è una mela qualunque: la melina che hai in mano ha una storia e delle persone dietro che hanno deciso di recuperare la tradizione e il patrimonio dei nonni. Piccola solo nella forma, ma non nel valore.
Abbiamo parlato con Matilde Riccioli, la vice presidentessa della Cooperativa Agricola Zaufanah che ci ha portato da Zafferana fino al Monte Zoccolaro passando per il monte Pomiciario.
Non abbiamo avuto la fortuna di incontrarci nel Parco dell’Etna, a causa dell’emergenza sanitaria, quindi non immaginarti Licia Colò in una puntata di Eden. In realtà è successo quello che vedi in questa GIF ma vogliamo raccontarti tutto perché dopo la telefonata, le mele Gelato Cola hanno assunto un altro sapore.

Perché si chiamano Mele Gelato Cola?

La Mela Gelato Cola è una delle cultivar autoctone etnee che fa parte delle antiche mele dell’Etna, presidio slow food dal 2016. Sono ben 19 le mele riconosciute dal Presidio e nella tua Babaco Box hai trovato il frutto nato dall’incrocio spontaneo tra Mela Cola e Mela Gelato. Matilde ci ha confessato che la mela Gelato Cola ha preso il meglio da entrambe le varietà: la forma a pera dalla varietà Cola e la presenza nella polpa di aree traslucide che ricordano un frutto ghiacciato dalla varietà Gelato.
Quelle che abbiamo recuperato sono anche un po’ più piccole del normale, ma un patrimonio così non poteva essere sprecato.
Se non le hai già mangiate tutte, usale per preparare una crostata o una torta di mele. Ti accorgerai della differenza al primo morso.

Perché sono fuori dall’ordinario? 

Qui viene il bello.
Queste mele nascono nei comuni del Parco dell’Etna tra gli 800 e i 1500 mt sul livello del mare.

Così in alto da non poter essere raggiunte da inquinamento e contaminazione. “Inoltre non dobbiamo dimenticarci del vulcano e del mare” ci ha detto Matilde. I meleti dell’Etna crescono su un terreno di origine lavica e traggono da esso tutte le qualità organolettiche che rendono questi pomi fuori dall’ordinario.
“E il mare come incide?” I meleti sono tutti rivolti verso il mare e loro, anche durante il lockdown, riescono addirittura vedere le coste calabresi.

Così in alto che neanche le macchine agricole riescono ad arrivarci: il terreno è troppo inclinato e quindi le mele si raccolgono a mano tra la fine del mese di settembre e l’inizio di novembre.

Così in alto che per portarle a valle bisogna trasportarle a spalla con dei canestri. Una volta a valle, dato che la raccolta avviene quando le mele non hanno ancora raggiunto la maturazione completa, le mele vengono conservate nei fruttai.

Perché é nata la cooperativa Zaufanah?

Perché l’antico fruttaio andava portato in salvo. Il fruttaio è un manufatto in pietra lavica dove si conservano le mele dell’Etna e sono costruzioni tipiche dei terreni del Parco dell’Etna tramandati da generazioni.
La cooperativa nasce dalla voglia di preservare e rivalutare ciò che ha permesso a tutti i soci di crescere, studiare e diventare dottori, avvocati, professionisti. Mele, pere e ciliegie, ma soprattutto le antiche varietà di melo fino agli anni ’70 hanno rappresentato la più importante biodiversità pomologica dell’Etna e fonte di guadagno.

A causa del declino dell’agricoltura a conduzione familiare questo patrimonio rischiava di essere sprecato ma qualche anno fa la cooperativa Zaufanah ha deciso di dare nuova vita ai meleti. C’è anche un’altra storia che merita di essere raccontata.
Nonno Giuseppe, un nome di fantasia, aveva lasciato dei numeri sul suo fruttaio.
Ogni anno per ogni raccolto, il signor Giuseppe scriveva sui muri del fruttaio il numero delle mele raccolte. Quei numeri sono gli stessi numeri che hanno permesso a Mattia, figlio di Giuseppe, e ai suoi fratelli di diventare avvocato, architetto e insegnante. Quel fruttaio è ancora lì e magari le mele raccolte in quel fruttaio sono già a casa tua. A causa delle sagre rimandate, causa emergenza sanitaria, la cooperativa Zaufanah ha deciso di fidarsi di Babaco per farti conoscere il frutto carico di significato, legami ed emozioni: te l’avevamo detto che avrebbe avuto tutto un altro sapore dopo questo racconto 🙂